Lo scandalo della Croce.
“..noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” 1 Cor 23 ; ”...E' dunque annullato lo scandalo della croce?” Gal 5,11
Cari
amici, è da qualche giorno che provo a riflettere su queste
due espressioni piuttosto dure e oggi, festa della conversione del
loro autore, il grande San Paolo, mi piace continuare con voi la mia
riflessione.
“Scandalizzare”
significa creare un'insidia, porre un impedimento davanti a qualcuno
per farlo cadere e impedirgli il cammino; “scandalo”
significa l'ostacolo, l'oggetto concreto con cui si tende l'insidia e
può essere un sasso, una pietra contro cui s'inciampa oppure
un laccio o una trappola in cui si finisce.
I termini
“scandalizzare” e “scandalo” hanno un forte
peso nell'Ebraismo e nel N.T. in cui la vita dell'uomo è vista
come un cammino verso Dio con sassi e pietre d'inciampo che possono
ostacolare o addirittura impedire di raggiungere l'obiettivo
prestabilito.
Nell'Antico Testamento sono diversi i passi in cui
Dio stesso sembrerebbe pietra d'inciampo e trabocchetto. Leggiamo in
Isaia 8,11.14: "...così il Signore mi disse, quando mi
aveva preso per mano e mi aveva proibito di incamminarmi nella via di
questo popolo: Non chiamate congiura ciò che questo popolo
chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non abbiate
paura. Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo... Egli
sarà laccio e pietra d'inciampo e scoglio che fa cadere per le
due case di Israele, laccio e trabocchetto per chi abita in
Gerusalemme. Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si
sfracelleranno, saranno presi e catturati"
Dal contesto
sembrerebbe che Dio in persona sia motivo di scandalo e di rovina per
molti. Ma non è così! Immagino un ramoscello bello e
rigoglioso che ad un certo momento si rifiuti di appartenere alla sua
pianta, di dipendere da lei e si distacchi per lasciarsi trasportare
lontano dal vento. Lo seguo dopo la sua scelta. Libero, si sente
finalmente bene con se stesso. E' felice. Trascorsa però
qualche ora il ramoscello cambia umore: nel vedersi defluire la vita,
nel sentirsi appassire e morire inveisce contro la pianta da cui ha
sempre ricevuto la linfa e la dichiara gravemente responsabile della
sua irreparabile rovina.
Cari amici, lascio la fantasia e torno
alla realtà.
Dio non è un vestito che si può
o non si può indossare, un cibo che si può accettare o
rifiutare, ma la Vita da cui dipende la nostra vita. Solo noi,
creature intelligenti e libere, abbiamo il potere di tagliare il
cordone ombelicale che ci unisce a Lui. Se ci serviamo di questo
terribile potere le responsabilità e le conseguenze della
nostra rovina sono solo nostre, tutte nostre. La vera pietra
d'inciampo sulla via che porta alla Vita è soltanto la nostra
libera decisione a non riconoscerci e a non comportarci come
“creature” di Dio.
Dio è solo e sempre “la
roccia che salva”, la pietra fondamentale, “angolare”,
la “chiave di volta” che dà pace e sicurezza alla
nostra esistenza. A noi resta solo il diritto-dovere di deciderci per
Lui, di radicarci fortemente nel suo amore e nel suo mistero,
collaborando in modo attivo e creativo alla realizzazione dei suoi
progetti finalizzati solo e sempre al vero bene nostro e dell'umanità
intera.
Ed ora proviamo a ragionare sul senso dell'espressione
“scandalo della croce”.
Riflettendo anche solo un po' ci rendiamo conto che non soltanto la croce, ma l'intera esistenza terrena di Gesù risulta “scandalo” e cioè impedimento a credere in Lui. Perché? Perché abbiamo la pretesa di capire Gesù solo con le nostre capacità naturali; non siamo sufficientemente umili per accogliere in noi il dono della fede che ci consente di vedere Gesù dall'alto, con gli stessi gli occhi di Dio e non dal basso, dalla nostra povera angolazione umana. Giovanni ci dice: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna” Gv 3, 16.
Io penso che, se accogliamo in noi il fatto grandioso che ci riferisce Giovanni, accogliamo senza difficoltà tutti i fatti di cui è protagonista Gesù che il nostro cieco razionalismo ritiene scandalosi, di ostacolo a credere: la sua Incarnazione, il suo farsi povero e il suo nascere in una stalla, il suo servire gli ultimi fino a lavare i piedi ai suoi, il suo lasciarsi insultare giudicare e condannare dalle sue stesse creature, il suo accettare per amore dell'uomo di essere ingiustamente e barbaramente ucciso dall'uomo, la sua decisione di trasformare un orrendo delitto in Sacrificio perfetto per espiare i peccati del mondo.
Quanti
fatti scandalosi per il nostro razionalismo! Certo però che lo
scandalo più grande, lo scandalo per eccellenza, è Gesù
immolato, pendente sanguinante dalla croce.
Forse nessuno più
di Paolo ha fatto fatica a digerire un Dio Crocifisso, dopo che Gesù
in persona sulla via di Damasco l'ha buttato di brutto a terra dal
suo cavallo e soprattutto dal suo orgoglio di ebreo e di rabbino
tutore della legge. Credo che, appena rialzato da terra, lo scandalo
della croce sia divenuto il suo chiodo fisso, tanto che, appena l'ha
digerito, ha sentito il bisogno di parlarne con forza, con tono come
di sfida, quasi per urtare i suoi uditori e lettori come è
stato urtato lui. Ma il nostro grande Paolo vuole limitarsi a
urtarci? Certamente no!
Basta dare un'attenta lettura alle sue
lettere per renderci conto che il nostro colosso della cristianità
dopo lo shoc iniziale vuole guidarci a capire una verità
affascinante, questa: i fatti di cui è protagonista Gesù
di Nazaret sono avvenuti nel tempo, sì, duemila fa, ma legati
al progetto "uomo" sono stati con amore ideati, voluti e
progettati nei minimi particolari molto prima del tempo, nei divini
eterni silenzi, da tutte e Tre le Persone del nostro meraviglioso Dio
Trinitario. E soprattutto il nostro Apostolo delle genti vuole
invitarci caldamente ad accogliere in noi la luce della fede per
capire e amare la Parola di Dio e per godere fin su questa terra dei
frutti preziosi della Redenzione in una esistenza a cui Gesù,
pietra angolare e chiave di volta, dà gioiosa stabilità
.
Saluto tutti con affetto nello stesso Gesù e nella sua e
nostra Madre. Lori
25 Gennaio 2004, Festa della conversione di San Paolo Apostolo