L’ateo vero esiste davvero?!

Se le parole hanno ancora un senso, in particolare un senso etimologico, la parola "ateo" da atheos, formato da “a” prefisso negativo=“senza “+”Theos”=“Dio”, dovrebbe significare senza Dio, privo di Dio.

Ma è possibile pensare senza Dio l'uomo che è stato tratto da nulla ed è mantenuto in vita proprio da Dio? E' possibile pensare senz'acqua i pesci che vivono proprio grazie all'acqua? Chi è allora veramente l'ateo? In realtà faccio fatica a capirlo.

E' la persona in cui la ragione umana non riesce a parlare col suo linguaggio limpido, semplice e quindi la persona cui resta difficile cogliere in particolare il rapporto causa-effetto, operante-operato, artista-opera d'arte, produttore-prodotto?

Non è possibile! Chi si dice ateo ha generalmente buona cultura e buona attività logico-intuitiva e capisce bene che, se accetta l'idea di essere solo il prodotto casuale dell'evoluzione, deve accettare pure l’idea che l’orologio che porta al polso è la semplice combinazione di elementi casualmente venuti all'esistenza che casualmente si sono prima estratti dalle viscere della terra poi si sono fusi e plasmati e infine si sono incastrati nei punti giusti per formare gl'ingranaggi giusti.

E chi si dice ateo non può non sapere piuttosto bene che il suo essere umano come l'intero Universo è molto ma molto più complesso di un semplice orologio e che perciò è solo assurdo pensare tutto l'esistente una casuale evoluzione di elementi che dovremmo ritenere inesistenti se neghiamo che sono stati chiamati all'esistenza da Qualcuno capace di farlo con libera volotà onnipotente e sapiente.

A mio parere chi si dice ateo è solo chi cerca di consolidarsi in un atteggiamento di difesa, scattato in lui probabilmente come conseguenza di una cattiva informazione religiosa. Spesso infatti, nel passato ai bambini Dio è stato presentato come il super poliziotto, lo spione super, terribile nella sua capacità di essere sempre e ovunque presente a vedere, a sentire, ad annotare tutte le infrazioni ai Dieci Comandamenti e a preparare severe punizioni chissà poi perché, proprio a loro, agl'innocenti bambini.

E così può essere accaduto un fatto comprensibile: il bambino che si è sempre e ovunque sentito spiato crescendo, con la voglia di trasgressione propria dei preadolescenti, ha cercato di difendersi dal cattivo dio e, non potendo eludere la sua sorveglianza, seguendo un meccanismo inconscio, ha chiuso gli occhi del suo io più profondo e cioè del suo spirito, su Dio e su tutto l'affascinante mondo del Soprannaturale.

Certo però che, se è comprensibile nell'ingenuo ragazzino l'autodifesa nei confronti del cattivo dio, non è più comprensibile, nello stesso ragazzino divenuto uomo di esperienza e di cultura, l’assenza di un maturo impegno a rivedere tutto il problema esistenziale, a ricercare risposte serie su chi è veramente Dio e su chi è veramente l'uomo.

Se quel ragazzino divenuto giovane e adulto avesse rivisitato bene il suo passato e avesse cercato sinceramente e umilmente la Verità avrebbe certamente scoperto che Dio è essenzialmente Amore e che perciò per la sua stessa natura non può non amarci tutti così come siamo, proprio come un buon padre di famiglia che ama tutti i suoi figli qualunque sia il loro comportamento.

E avrebbe pure capito con gioia che i Dieci Comandamenti altro non sono che il codice stradale della vita umana, i paletti che Dio ha ritenuto di mettere lungo il percorso della nostra esistenza solo per metterci nelle condizioni di non farci troppo male al volante della nostra libertà, molto più pericolosa delle nostre potenti macchine da corsa.

Purtroppo in coloro che si dicono atei le nozioni su Dio e sull'uomo, forse ancora quelle tutte sbagliate della prima infanzia, si sono molto spesso fuse confuse e pasticciate con le teorie raccolte un po' ovunque se non addirittura nei cestini della storia. E gli occhi dello spirito sono rimasti costantemente chiusi.

L'unico costante impegno di chi si dice ateo è nel cercare di star bene con se stesso e con gli altri e in questa esigenza di dolce armonia con tutti un punto fermo: il rispetto assoluto non solo per le persone, che è sempre in ogni caso essenziale e prioritario, ma anche per ogni tipo di idee vere o false, giuste o ingiuste, logiche o illogiche che siano. La razionalità in chi si dice ateo si ribellerebbe certamente di fronte ad un maestro che approva e loda con un dolce sorriso i tre alunni che, alla domanda "Quanto fa 4+4?" rispondono l'uno "50", l'altro "8", e l'altro ancora "38". Ma tace serena di fronte alle idee più assurde relative a Dio, all'uomo e al cosmo!

Chi si dice ateo ha un solo grande timore, questo: che gli possa sfuggire di mano il nuovo equilibrio psichico raggiunto con tanta fatica e con tanta pazienza in un'ingegnosa opera di sostituzione e di aggiustamenti di valori e prospettive. Egli è così seriamente impegnato a salvare il suo nuovo equilibrio che è capace perfino di imporre silenzio alla profonda ribellione che prova come “persona umana”, nei confronti di una conseguenza molto logica del suo ateismo, quella parecchio deprimente secondo cui la sua vita, dopo un breve incapsulamento nel tempo e nello spazio, è destinata solo a deteriorarsi, disgregarsi, sfarinarsi e vanificarsi proprio come la vita del suo gatto, della fastidiosa zanzara, dell'insidioso scorpione!

Chi si dice ateo per salvaguardare il suo nuovo equilibrio psichico che fa continuamente a pugni con le sue profonde e meravigliose esigenze di “persona umana” ripete con insistenza a se stesso che è saggezza riconoscere e accettare i limiti e i condizionamenti della propria situazione. Che strano! Egli rigetta in nome della ragione i condizionamenti della sua situazione di creatura nei confronti del suo Creatore, condizionamenti che vengono felicemente e brillantemente superati e direi anche annullati in un vero genuino rapporto d'amore filiale con Dio-Amore, e accetta serenamente di vedersi equiparato allo scimmione e allo scarafaggio!

Ma dov'è finita la bella sana logica secondo cui ad ogni profonda esigenza umana corrisponde l'oggetto capace di soddisfarla pienamente?

E la nostra sete d'infinito, se il tossico del nostro razionalismo non ci ha completamente avvelenati e disfatti dentro, non dovrebbe essere sufficiente a farci capire quanto Dio stesso ci ha rivelato e cioè che siamo stati da Lui pensati dall'eterno con un destino meraviglioso, che siamo stati fatti per superare le fragili barriere del tempo e dello spazio e per immetterci beati nell'infinito di una eternità felice?

Torno alla domanda iniziale. L'ateo vero esiste davvero?!

Rispondo che a mio parere l'ateo vero non può esistere.

Io sento Dio come un Oceano Infinito di Purissimo Spirito, fatto di Luce, Amore, Santità, Vita, in cui siamo tutti immersi.

Come esseri liberi possiamo solo decidere di vivere in Lui nella condizione di sassi duri, macigni impenetrabili, corpi ingombranti oppure come docili figli che si lasciano accarezzare, permeare, nutrire per poter collaborare in un rapporto filiale gioioso con Lui nella realizzazione dei suoi affascinanti progetti di amore su noi e sui nostri fratelli!

Dio, Padre d’Amore, attende il nostro permesso per aprirci gli occhi e trasformarci tutti in teneri, affettuosi, gioiosi figli della Luce.

Non lasciamoLo attendere molto! Lui è paziente, ma noi potremmo rammaricarci e soffrire parecchio per aver perso inutilmente del tempo.

Con affetto in Gesù e nella Sua e nostra Madre. Lori