Mosè (e) - I Dieci Comandamenti -
"Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dicendogli: Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me. Ora se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza voi sarete per me la proprietà fra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.." Es19, 3-6
Ritroviamo Mosè sul monte Sinai dove ha ricevuto la speciale vocazione e la rivelazione del Nome di Dio. Ora sullo stesso monte Mosè è chiamato a svolgere un compito a mio parere più delicato e difficile di quelli svolti finora, guidare gli Israeliti a prendere coscienza di ciò che Dio ha fatto per loro e soprattutto a capire come mai il Creatore di "tutta la terra", il Padre e Signore di tutti i popoli è intervenuto alla grande a sollevarli "su ali di aquile" e a condurli fino a Lui. L'operato di Dio, ordinario o straordinario che sia, è sempre misterioso e capire e far capire gli obiettivi cui esso è finalizzato non è proprio un'impresa facile, specie se si tratta di un obiettivo tanto speciale come quello che Jahvè ha avuto nel liberare gli Israeliti dalla loro schiavitù: fare di loro la sua proprietà particolare, il Suo Popolo eletto interamente consacrato al Suo servizio, impegnato a collaborare con Lui per la salvezza di tutti.
Mosè deve spiegare che il progetto speciale Dio non lo impone, lo propone e che Israele, se vuole si realizzi e vuole vivere, deve essere disponibile ad accoglierlo e farlo proprio. Proprio per decidere come “Popolo libero” è stato salvato dalla schiavitù dell'Egitto! Mosè ha successo. In uno slancio di entusiamo tutto il Popolo ad una sola voce si dichiara deciso ad eseguire quello che Jahvè vuole ( Es 20, 8) Ma cos'è che Dio vuole da Israele?
Esattamente quello che da sempre vuole da tutti! Quello che da sempre con amore paziente chiede e richiede purtroppo senza tanto successo alla nostra coscienza. Chi in noi è capace di sentire e capire la voce di Dio e di rapportarsi con Lui, il nostro spirito immortale, il nostro io più profondo, creato a immagine e somiglianza divina per illuminare, vivificare e guidare tutto il nostro essere, spesso lo trascuriamo o addirittura lo neghiamo. Siamo creature intelligenti, è vero, ma non usiamo sempre la nostra intelligenza per sapere chi siamo. Ci sentiamo addirittura appagati nel vederci soltanto animali evoluti con proteine e minerali, chimica e psiche. Gli amici che si dicono non credenti correggano se sbaglio.
Quello che Dio vuole da Israele e da tutti è che ascoltiamo la Sua voce, seguiamo le Sue direttive. Sul monte Sinai, nel suo amore di Padre, per venire incontro al nostro spirito che spesso lasciamo imprigionato, intrappolato, soffocato dalla nostra cieca fisicità e istintività, fa risuonare forti e potenti come tuoni fragorosi le Sue parole con cui esplicita la sua volontà.
I Dieci Comandamenti da quando ci sono stati regalati sono sempre vivi, sempre attuali, sempre nuovi di zecca: sono le direttive essenziali per chiunque voglia veramente essere vivo! Dio li ha pensati per l'uomo e perciò aderiscono bene alla nostra complessa realtà umana in tutte le fasi della sua maturazione ed evoluzione storica, psicologica, culturale. Essi costituiscono i pilastri stabili dell'etica religiosa, familiare e sociale di tutti i tempi.
Cari amici, quanto ci ama Dio! I suoi Dieci Comandamenti sono un dono prezioso del Suo amore. Gesù ha detto espressamente che per entrare nella vita eterna, nuova terra promessa, è sufficiente osservare i comandamenti (vedi Mc 10,17- 22). Se ha proposto anche i consigli evangelici è solo per invitarci a vivere in modo perfetto quello stesso amore per Dio e per il prossimo richiesto nell'antico Decalogo. Interrogato sul comandamento più grande della Legge rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". E aggiunse: ".. il secondo è simile a primo: amerai il prossimo tuo come te stesso". E concluse deciso: "Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti"(Mt 22,37-40)
Ed ora, cari amici, proviamo a vedere un po' da vicino qualche informazione e qualche espressione. I più recenti studi fanno risalire il Decalogo all'epoca mosaica, quindi a Mosè, ma non nella forma amplificata in cui è nel testo attuale della Bibbia. L'antico nucleo mosaico era costituito da formule brevi che potevano essere facilmente memorizzate, magari con l'aiuto delle dita delle mani, e quindi facilmente trasmesse.
"Io sono il Signore, tuo Dio..."Es 20,2 Con questa asserzione direi che Dio ci tiene subito a precisare che
- Lui è Dio e cioè l'unica Fonte inesauribile e infinita dell'essere e della vita sorgente a se stessa, il Creatore di tutto e di tutti.
- Lui è il Signore e cioè il Sovrano assoluto su tutto e su tutti.
- Lui, l'unico Legislatore dell'universo, con pieno diritto di dare alle sue creature intelligenti delle norme di comportamento.
- Lui ama essere in comunione d'amore con tutte le sue creature ed esige la nostra risposta in cui è la nostra Vita.
"..non avrai altri dei di fronte a me" Es 20, 3 Con questo primo comandamento Dio chiama Israele e noi ad una scelta di fondo, a deciderci stabilmente per Lui. Se abbiamo altri dei, se anziché gravitare intorno a Lui gravitiamo intorno a qualcun altro o a qualche cosa o a noi stessi siamo idolatri. Tutti gli altri Comandamenti sono una esplicitazione di questa prima richiesta di Dio.
"Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio..." Es 20, 7 Il secondo comando vieta qualsiasi uso inutile, inopportuno e tanto più ingiurioso del nome divino. Nel tardo giudaismo si è arrivati perfino a vietare di pronunciare, per rispetto, il nome di Jahvè anche negli usi leciti. Al suo posto si usavano sinonimi o circonlocuzioni e nella lettura della Bibbia quando s'incontrava il tetragramma lo si sostituiva con Adonai.
Poiché il nome nel mondo biblico si identifica con la persona il divieto di pronunciare il nome di Dio al di fuori del culto richiama quello "Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo,..."Es 20, 4. Il divieto di fare delle immagini, infatti, proibiva la raffigurazione di Jahvè perché nella mentalità corrente raffigurare qualcuno significava impadronirsi di lui, oggettivarlo e possederlo. I due divieti quindi esprimono una stessa esigenza: salvaguardare la trascendenza di Dio, sottrarre Dio alle manipolazioni dell'uomo.
"Ricordati del giorno di sabato per santificarlo..." Es 20 ,8 L'istituzione del sabato presso gli Israeliti è molto antica. Prima dell'esilio era sentito soprattutto come un giorno gioioso di festa. Dopo l'esilio babilonese invece lo spirito legalista ha trasformato la gioia in una costrizione da cui Gesù ha liberato i suoi discepoli (Mt 12,1s: Lc 13,10s;14,1s)
Per noi cristiani, figli della nuova Allenza sigillata dal Sangue dell'Agnello di Dio, il giorno da santificare è quello della Risurrezione di Gesù, è il giorno del Signore, "dies dominica", la domenica.
"...sono il tuo Dio, un Dio geloso che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni per quelli che mi amano.."Es 20, 5-6
Per capire il senso di quest'affermazione dobbiamo tener presente due fatti.
a) Nel linguaggio biblico la gelosia di Dio è l'amore di Dio che spesso si esprime in termini di amore coniugale, di amore esigente che esige fedeltà.
b) Presso i semiti l'individuo è considerato sempre parte integrante del suo gruppo di appartenenza e la sua personalità individuale è come inglobata in quella del gruppo. Ne consegue che le responsabilità dei singoli si ripercuotono sempre sia nel bene che nel male su tutto il gruppo. Questi versetti ci dicono che Dio non stipula un'allenza sul criterio della pura giustizia, ma sul criterio della generosità e del dono. Per questo interviene limitando al minimo la risonanza negativa del male (fino alla quarta generazione) estendendo all'infinito la ripercussione del bene (millesima generazione).
Saluto tutti con affetto in Gesù e nella Sua e nostra Madre. Lori
4 Ottobre 2002. Festa di San Francesco di Assisi a cui affido questa mia povera riflessione sui Dieci Comandamenti.