Mosè (a) -L'uomo Mosè -
E' bello sognare ed io sogno ogni tanto che tutti gli amici di questo ng, magari anche attraverso quel poco che ho scritto finora, contempliamo nella Bibbia l'irruzione misteriosa dolce e potente che Dio ha fatto nella storia dell'uomo per sanare e salvare la nostra umanità veramente malata. Presunzione? Non penso! Il mio sogno poggia sul fatto che, seriamente cosciente di scrivere su argomenti più grandi di me, chiedo con insistenza a Gesù di completare Lui nel cuore degli amici gli argomenti che posto e soprattutto di infrangere Lui la corazza d'orgoglio che spesso ci vieta di aprirci al Suo Spirito, l'Autore principale del messaggio spirituale incarnato ed esplicitato gradualmente in tutti i 76 Libri Sacri.
Può Gesù non ascoltare la mia richiesta, Lui che da sempre, per vie infinite, cerca in comunione col Padre di superare le nostre barriere e di effondere su noi lo Spirito Santificatore e riunirci tutti in un unico abbraccio di Amore?! Certo che no! E allora eccomi a Mosè in Esodo, capitoli 1-3, mentre spero che il sogno diventi realtà.
Mosè vede la luce in un brutto momento. I genitori, discendenti da uno dei 12 figli di Giacobbe, Levi, lo generano nel momento peggiore della permanenza degli Ebrei in Egitto. E' bello, pieno di vita, ma deve morire perché gli Ebrei sono diventati troppo numerosi e gli Egiziani temono si alteri l'etnia nel loro Paese. La decisione di lasciar morire i neonati maschi delle famiglie ebree è stata presa dopo che sono risultate inefficaci le iniziative dei faraoni, in particolare di Ramses II, 1290-1224 a.C. , di indebolire la popolazione ebra, usandola massicciamente come schiava nelle costruzioni della regione di Memfi.
Mosè tuttavia, per una serie di felici circostanze, può continuare a poppare tranquillo al seno della mamma ebrea e, adottato com'è dalla figlia del faraone, può addirittura trascorrere a corte la sua fanciullezza e la sua giovinezza, ricevendo così la migliore formazione fisica e culturale del tempo.
Dio veglia sempre sulle Sue creature. Su tutte ha sempre dei progetti preziosi da realizzare. Mosè dovrà divenire il Suo profeta con cui parlerà "faccia a faccia"! Dt 34, 10. Ma avere la benevolenza di Dio, nella situazione in cui l'umanità si è liberamente cacciata, non significa affatto, come ho già scritto più volte, essere risparmiati da prove e dolori. Mosè "cresciuto in età" comincia a riflettere sulla sua condizione anomala di ebreo rispettato e onorato dagli stessi oppressori degli Ebrei. Le inumane condizioni di vita della sua gente lo disturbano e piano piano fanno maturare in lui la decisione di prendere posizione, di agire. Un giorno finalmente decide di esporsi e interviene a difendere un ebreo colpito da un egiziano. Pensando poi di non essere visto arriva persino ad eliminare l'egiziano e a nasconderne il corpo sotto la sabbia. E' convinto che la sua gente capirà, approverà e soprattutto lo sentirà finalmente dalla sua parte.
Ma ecco l'amara sorpresa! Intervenendo il giorno dopo a metter pace tra due ebrei che stanno litigando, si sente dire dall'ebreo che ha torto: "Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di uccidermi, come hai ucciso l'Egiziano?" Es 2,14. Mosè è scosso, ha paura. Quante perplessità prima di esporsi! Poi finalmente la decisione e ora si ritrova omicida additato! E sente ostili non solo gli Egiziani, ma i suoi stessi fratelli! Deve fuggire!
E fugge lontano il nostro Mosè nel paese di Madian, a sud-est del golfo di Eilat o Aqaba, in Arabia. Si ferma vicino ad un pozzo. E dove se no? L'Egitto che si è lasciato alle spalle ha in ogni paese, in ogni città il mercato, la piazza dove si va a incontrare qualcuno cui chiedere aiuto. Nella terra di poveri nomadi dove ora si trova c'è il pozzo soltanto come luogo di incontro. E proprio nei pressi di un pozzo incontra ragazze che non possono attingere acqua per dei prepotenti pastori. Mosè ancora una volta interviene a favore di chi ha bisogno di aiuto e questa volta non ne deve soffrire. Riceve ospitalità, moglie e lavoro.
E il nostro Mosè, colto, educato, abituato alle agiatezze e alle raffinatezze della vita di corte, rispettato e onorato da tutti, si ritrova calato di brutto nell'oscura e dura vita dei nomadi a pascolare il gregge del suocero! Per quanto tempo Mosè resta in questa situazione? Stando al testo sacro fino a 80 anni circa! Gli anni biblici, sì, hanno un valore relativo, soprattutto simbolico. Resta tuttavia che si deve trattare di un periodo veramente lungo se fanno in tempo a morire tutti coloro che lo vogliono morto. A questo punto pronta, brillante, ironica la nostra logica umana. E Dio dov'era, mentre il povero Mosè viveva i suoi lunghi anni di buio? L'ha salvato dalle acque e l'ha voluto educato a corte solo per fargli pascolare il gregge del suocero?
Quanto è lontana la nostra povera logica umana dalla logica di Dio! Nei lunghi anni di buio, lontano dal chiasso della civiltà egiziana, Dio è sempre stato accanto a Mosè a curare con pazienza e amore le sue ferite morali, a dissipare le sue paure, a svuotarlo dalla sua presunzione, ad aiutarlo a scoprire la sua vera identità!
Ma non poteva Dio intervenire un po' prima? Dio è intervenuto al momento giusto e cioè quando Mosè, purificato e fortificato dalla sofferenza, svuotato di sè, era ormai idoneo a svolgere l'importante ruolo di intermediario tra Lui e gli Israeliti. Ed eccolo Dio al momento giusto sul monte Horeb, dal roveto ardente:
"Mosè, Mosè... Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è una terra santa! ...Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe...Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido...Ora va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!" (Es 3, 4-10 )
A questo punto, cari amici, mi conviene fermarmi per non rendere ancora più lungo il mio post. In attesa del prossimo "Mosè (b)" restiamo un po' con Mosè sul monte Horeb. Ma poiché a noi povere creature non conviene stare sole su un monte alla presenza delle grandi manifestazioni di Dio, chiediamo all'Uomo-Dio Gesù di stare con noi a parlarci dell'amore del Padre per noi.
Vi saluto con affetto nello stesso Gesù e nella sua e nostra Madre. Lori