Il Libro della Genesi
Il 1° libro del Pentateuco nella Bibbia ebraica è indicato con la parola con cui si apre, “beresit”, che significa “In principio”. Nella Bibbia greca invece lo stesso libro è indicato con una parola che significa “genesi”, “inizio”, “origine” perché s’interessa all’origine dell’universo e dell’uomo.
Le scoperte archeologiche da circa un secolo hanno evidenziato i molti punti in comune che intercorrono tra le prime pagine della Genesi e i testi lirici, sapienziali o liturgici di Sumer, Babilonia, Tebe e Ugarit. Questo è un fatto che né può disorientare il credente né può far sorridere soddisfatto il non credente impegnato a scrollarsi di dosso ogni idea di trascendenza.
Ho già detto più volte che Dio, Padre di amore, da quando ci ha creati non desidera altro che intrecciare un rapporto d’amore con ciascuno dei Suoi figli. Nessuno quindi ci vieta di pensare che la verità sulle origini Dio o l’ha fatta intravedere direttamente anche a qualche non Israelita aperto al Suo amore, oppure gli Israeliti, nei loro spostamenti di seminomadi lungo la regione della “Mezzaluna fertile”, l’hanno riferita qua e là alle popolazioni con cui sono venuti in contatto. E nell’uno o nell’altro caso può essere accaduto benissimo che nei Paesi del vicino Oriente la verità sulle origini, non custodita e protetta, ha subito le più fantasiose trasformazioni e deformazioni finendo poi, fusa, confusa e pasticciata con altre credenze e superstizioni locali, in documenti scritti anteriori alla stessa redazione delle tradizioni bibliche.
Ma a parte questo mio parere personale resta che, se i redattori biblici non hanno esitato ad attingere direttamente o indirettamente alle tradizioni della Mesopotamia, dell’Egitto e della regione-cananea, è stato solo per procurarsi il materiale con cui costruire la veste esterna al messaggio divino, alle verità che Dio ha loro ispirato.
L’attuale libro della Genesi quindi, composto con il materiale proveniente dalle tradizioni parallele jahvista, eloista e sacerdotale, nella sostanza, non ha niente, proprio niente in comune, con tutti i testi lirici, sapienziali , liturgici dei Paesi della mezzaluna fertile. Se posso azzardare ancora un paragone dico solo che la Genesi è un’opera d’arte, un quadro d’autore esclusivo. Solo la sua cornice presenta una qualche affinità con le cosmogonie orientali. Le verità che la Genesi ci presenta trascendono in modo vertiginoso la saggezza di tutti i popoli antichi e moderni messi insieme.
Vediamo in concreto cosa la Genesi ci dice di Dio, dell’uomo e del peccato
1) Dio, nella sua infinita trascendenza, con un semplice atto del Suo volere ha creato tutto ciò che esiste. (Gen 1,1-2,4a). Dio quindi non è assolutamente energia cosmica. La narrazione jahvista, ricca di antropomorfismi, sottolinea il carattere personale di Jahvè, che intrattiene rapporti familiari con i progenitori (Gen 3,8) e gradisce i sacrifici di Abele (Gen 4,4) e di Noè (Gen 8, 21). Jahvè si rivela anche come un Dio che esige l’osservanza della legge morale, che condanna l’omicidio (Gen 4,10) e la corruzione dei costumi (Gen 6, 3.5) ma che, anche nel castigare i colpevoli, mostra misericordia (Gen 3,15.21; 4,15) e salva il giusto Noè (Gen 6,8) dalla universale punizione. Nell’orizzonte più ristretto della storia patriarcale: Jahvè chiama Abramo da Carran (Gen 12, 1) e prima ancora da Ur dei Caldei (Gen 15,7); punisce il Faraone in Egitto (Gen 12, 17), minaccia Abimelech a Gerar (Gen20,3); custodisce Giacobbe in Mesopotamia (Gen 28, 15; 30, 27; 31, 7-13); assiste Giuseppe in Egitto (Gen 39, 2;40,21) e vi discende con Giacobbe promettendogli di farne uscire i suoi discendenti (Gen 46, 3ss); non si propone come un dio locale, legato al territorio di Canaan; egli è chiamato esplicitamente il “Giudice di tutta la terra” (Gen, 18, 25)
2) L’uomo è formato di materia terrestre (Gen 2,7), ma l’alito vitale gli proviene da Dio. La donna è della stessa natura dell’uomo: il rapporto stabile, affettivo e corporeo, così come la procreazione (Gen 1,28), corrispondono al disegno di Dio (Gen 1, 31). L’uomo e la donna sono creati per riflettere qualcosa delle caratteristiche di Dio, per godere di una comunione intima con Lui, per essere suoi luogotenenti con il compito di curare con abilità e saggezza le risorse della terra. Essi sono liberi di ubbidire a Dio (Gen2,17) e di reprimere le tentazioni (Gen 4,7). Dopo la caduta originale però hanno una innegabile propensione verso il male (Gen 8,21). Tuttavia rimangono immagine di Dio con una dignità inviolabile (Gen 9,5ss). La morte è la perdita di un privilegio (Gen 2,17; 3,19).
3 - Il primo peccato rappresenta il prototipo di tutti i peccati: mancanza di fede e di confidenza in Dio, senso di frustrazione di fronte alle esigenze divine, desiderio di rivendicare la propria autonomia (Gen 3,7). Il male genera male. Il peccato una volta entrato nella vita umana si estende a macchia d’olio e dilaga nel mondo: a livello coniugale (Gen 3,16), a livello familiare (Gen 4,5-8;9,18-27), a livello sociale (Gen 4,23ss;6,5-12;11,9). Anche la storia dei patriarchi registra la presenza massiccia del peccato: l’adulterio (Gen12,17;20,3;26,9ss;39,7-12), l’incesto ( Gen 19,31-36;35, 22), l’omosessualità (Gen 18,20;19,5), lo stupro e indirettamente la prostituzione (Gen 34, 31; 38,23).
In contrasto però con questa rassegna dell’umana peccabilità, spiccano le figure positive di Abele, Set, Enoc, Enos, Noè, Abramo e Giuseppe. Affiora così una categoria molto importante, quella del “resto”. Pochi individui in mezzo all’umanità disorientata restano i soli veri adoratori e Dio li orienta, con la Sua Grazia redentrice già all’opera, verso il bene sia attraverso i dettami della coscienza sia attraverso i segni sacri, espressioni del loro culto (Gen 4,4; 7,1-5). Più tardi, da Abramo a Gesù, il “resto” non è più dato da alcuni giusti, ma da un popolo impegnato nella storia che riceve delle promesse divine positive, delle leggi e delle istituzioni per realizzare efficacemente la sua unione con Dio. Il “resto ebraico” (l’Antico Popolo eletto) confluisce nel “resto mondo nuovo”, inaugurato da Gesù, il Verbo di Dio che si è fatto Uomo per reintegrare l’uomo nella sua situazione iniziale di vita intima con Dio. Il “nuovo resto” fatto di persone appartenenti a tutte le razze e a tutti i popoli della terra, accoglie la Vita Nuova nello Spirito, che Gesù ha reso disponibile per tutti. Il “nuovo resto” è ora radicato nel cuore stesso della storia come una presenza segreta, nascosta di quel mondo futuro che segnerà la riuscita completa del disegno di salvezza, quando finalmente Dio sarà tutto in tutti e la Chiesa di Cristo sarà la nuova Gerusalemme. (Ap 21)
Cari amici, nella segreta speranza di fare insieme a tutti un gran bel cammino nella comprensione della Bibbia si saluto con affetto in Gesù e nella Sua e nostra Madre
Lori