...i miei pensieri non sono i vostri pensieri...” Is 55, 9

Cari amici, questa mattina a Messa, durante la celebrazione della Liturgia della Parola, mi sono chiesta il perché la Chiesa avesse proposto insieme Is 55, 6-9 e Mt 20, 1-16 .
Conoscete questi due passi? Ve li trascrivo.
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" Cercate il Signore mentre si fa trovare,
invocatelo mentre è vicino.
L'empio abbandoni la sua via
e l'uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovvrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri" Is 55, 6-9

"Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto io vi darò... Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.

Uscito ancora verso le cinque ne vide altri che se ne stavano là e disse loro:

Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha preso a giornata.
Ed Egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi...." Mt 20, 1-16
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Ho atteso quindi con interesse l'omelia del Sacerdote celebrante per avere luce ed ecco i chiarimenti che mi hanno soddisfatta. Ve li stralcio dagli stessi appunti che il sacerdote, dietro mia richiesta, è stato così gentile da lasciarmi.
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* Gli Israeliti deportati in esilio a Babilonia, dopo che Gerusalemme era stata data alle fiamme dai soldati di Nabucodonosor, insegnavano ai figli e ai nipoti quello che essi stessi avevano appreso nelle loro catechesi e cioè che Dio è giusto, che premia i buoni e punisce i malvagi e che perciò sarebbe venuto Lui stesso a vendicarli.

* In questo contesto storico e culturale si situa la Parola di Dio "L'empio abbandoni la sua via", in cui l'empio era lo stesso israelita che osava pensare Dio a sua immagine e somiglianza, che osava proiettare su Lui i suoi sentimenti di vendetta, tanto da aspettarsi da Lui le rappresaglie.

* Sconcertante l'oracolo del Signore nell'AT, altrettanto sconcertante la parabola di Gesù riportata da Matteo nel NT, in cui il padrone è Dio, gli operai sono i discepoli, la vigna è la comunità cristiana, la giornata è la vita terrena.

* Il padrone della vigna con gli operai della prima ora aveva concordato un denaro, con gli altri "ciò che sarebbe stato giusto", con gli ultimi non aveva pattuito nulla.

* Contestazione! Gli operai erano convinti che il padrone avrebbe tenuto conto dei meriti e invece lui ha seguito una sua giustizia e ha distribuito i suoi beni in modo completamente libero e gratuito.

* Il padrone della vigna non ha fatto torto proprio a nessuno. Ha dato a tutti secondo il bisogno e naturalmente i primi ad essere beneficati sono stati gli ultimi, i più poveri.

Gesù con questa parabola ha voluto demolire il falso modo di rapportarci con  Dio, ha voluto farci capire che l'amore di Dio non si compera, non si conquista, non si valuta sulla base delle opere buone, ma lo si riceve gratuitamente e in proporzione al bisogno.
* Sono sempre gli affamati che Dio ricolma di bene. I ricchi, coloro che di fronte a Lui si sentono autosufficienti nel loro orgoglio, li rimanda a mani vuote (Lc 1,53).

* Dio non si stanca mai di uscire incontro all'uomo, anche quando questi manca a tutti gli appuntamenti e non paga secondo i meriti. Nessuno può sentirsi in credito con Lui (Lc 18,9-14).

* La religione dei meriti nasce dalla convinzione che entrare nella vigna del Signore equivale ad accollarsi un'immane fatica, quella di osservare comandamenti e precetti. Molti "giusti" provano un'incoffessata invidia nei confronti di chi, convertendosi all'ultimo momento, ha avuto la fortuna di lavorare meno, di godersi di più la vita.

* Ecco l'errore: pensare che la gioia consista nello stare lontani da Dio e che la fedeltà alla sua parola meriti un premio.

*Beati i servi giunti per primi nella vigna del Signore! Gli operai della prima ora rappresentano coloro che hanno trascorso tutti i giorni della loro vita nell'intimità con Dio e nell'ascolto della sua Parola.

* Gli altri che si sono presentati in ritardo all'appuntamento, che non si sono mai fatti trovare hanno perso molte opportunità che venivano loro offerte.
Le indecisioni, le perplessità i tentennamenti nell'abbandonarsi a Lui sono momenti di gioia persi.

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Con questa parabola l'evangelista ha voluto anche mettere in guardia i discepoli dal pericolo della competizione all'interno della comunità. Nessuno può pensare di essere superiore agli altri, nessuno può ritenersi un veterano perché si è convertito prima, perché pratica il vangelo in modo più fedele. Nessuno è padrone della vigna, tutti siamo operai, tutti siamo fratelli
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Cari amici vi saluto tutti con affetto in Gesù e nella sua e nostra Madre. Lori

09/18/05 19:24