Il primo peccato Gen 3, 1-24

Il primo peccato, come ho già scritto, è il prototipo di ogni vero peccato. Sempre gli stessi infatti i moventi: mancanza di fede e di confidenza in Dio, nostro Creatore e Padre di amore, volontà di sottrarci alla nostra situazione di creature dipendenti, rivendicazione di un’autonomia morale indebita nella pretesa di voler determinare noi ciò che è bene e ciò che è male.

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio”.

Nell’ambiente culturale e religioso cananeo il serpente era considerato una divinità in rapporto con il mondo della vegetazione e della procreazione. Sembra che Israele non sia rimasto insensibile a questo culto fino a rischiare di sostituire o almeno di confondere il culto di Jahvè con quello del serpente. Questo dato dell’esperienza storico-religiosa d’Israele avrebbe indotto il redattore biblico ad imbastire il racconto del primo peccato utilizzando questo simbolo così eloquente e vivo per indicare satana, nemico dell'uomo e rivale di Dio.

Egli disse alla donna: E’ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”

Con l’aria di un giornalista in cerca di notizie il “serpente”, satana, offre l’occasione alla donna di entrare in conversazione, difendendo Dio. Riporta infatti il comando di Dio, ma falsificandolo: dice infatti “nessun albero”, per convincere l’interlocutrice che Dio esagera sempre nelle sue richieste.

Rispose la donna al serpente: dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non lo dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”

Eva vuole precisare, ma esagera anche lei. La proibizione riguarda il mangiare, non il toccare. Ma Eva di quale albero parla ? In Gen 2,9 leggiamo: “(Dio) fece germogliare ...ogni sorta di alberi …, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male”. Eva quindi parla di uno dei due alberi simbolici e precisamente del secondo, i cui frutti, una volta mangiati, fanno conoscere, meglio, fanno sperimentare concretamente il male e l'uomo si ritrova a pretendere di voler decidere lui ciò che è bene  e ciò che è male. L’ albero della vita invece è simbolo di quella pienezza di vita che l’uomo ha soltanto nella sua comunione con Dio e quindi nell'armonia con se stesso, con i fratelli e con la natura. Ma l’accesso a questo albero è subordinato all’obbedienza di non mangiare dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male e Dio ha detto espressamente di non mangiarne, perché solo a Lui, Creatore, spetta il diritto di stabilire ciò che è bene e ciò che è male. E il serpente che conosce molto bene il punto debole dell’uomo, l’ambizione all’autonomia all’indipendenza da Dio, sferra i suoi attacchi  proprio nella direzione giusta per aver successo nel suo progetto malvagio di sporcare e rovinare l’opera molto buona della creazione. Passa perciò dall’interrogazione, astuta insinuante, all’affermazione decisa e categorica.

Non morirete affatto! Anzi Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi”.

L’insinuazione mira a screditare Dio, presentandolo come geloso della sua unicità e invidioso delle possibilità di crescita dell’uomo. Il serpente cerca di convincere Eva che Dio ha posto la proibizione solo perché è consapevole delle conseguenze incresciose per lui e vantaggiose per l’uomo. Egli non sarebbe più il solo a essere Dio. Gli uomini sarebbero suoi concorrenti e rivali. 

 “Allora la donna vide che il frutto era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza”.

A questo punto del racconto il serpente tace e la scena resta muta. La donna è lasciata  in preda ai suoi pensieri. E’ avvenuto in lei qualcosa di nuovo. L’idea di Dio si è appannata, la sua fiducia in lui si è intaccata! Ma in questa nuova situazione spirituale incerta e annebbiata brilla forte la prospettiva di un futuro di grandezza. La vanità, l’ambizione, la superbia occupano il suo cuore. L’autore biblico prima si sofferma sugli aspetti della tentazione dicendo che essa è come un frutto “buono da mangiare” (seduzione dei sensi), “gradito agli occhi” (seduzione estetica, dell’immaginazione),“desiderabile per acquistare saggezza” (seduzione della volontà, voracità del sapere, del potere) e poi conclude amareggiato che sulla terra ha fatto la sua prima comparsa la triplice concupiscenza della carne, degli occhi e della mente di cui parla Giovanni in 1Gv 2,15-17.

Prese del frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito.. e anch’egli ne mangiò”.

La donna sedotta seduce l’uomo. Il male morale non rimane mai nella sfera personale e individuale. Come il bene tende a diffondersi naturalmente.

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi”.

L’uomo prende coscienza che non è diventato come Dio, ma che è diventato meno uomo e cioè senza dignità, senza sostegno e quindi in balia della sua precarietà, Separati da Dio Adamo ed Eva si sono ritrovati nel disagio, nell’ambiguità che ha permeato tutta la loro vita, quindi i loro rapporti interpersonali. La vergogna di che consegue alla scoperta della loro nudità è indice della frattura che ha incrinato il loro essere. Non si tratta di vergogna sessuale, ma del  fatto che in essi è subentrata l’incapacità di incontrarsi, di amarsi, di ospitarsi.

L’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giradino”

Al meraviglioso rapporto di amore con Dio, minato nel profondo dalla trasgressione, subentra la paura di Dio.

Il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: Dove sei?”

L’autore ci fa vedere Dio come un padre in cerca del bambino che si è nascosto dopo aver fatto quello che non doveva e per aiutarlo a riflettere gli chiede: Cosa hai combinato? Dove ti sei cacciato?

La donna che tu mi hai posto accanto…”

L’uomo rifiuta di riconoscersi colpevole. Scarica tutto sulla donna e quindi su Dio che gliel’ha messa accanto.

Il serpente mi ha ingannata…”

La donna a sua volta scarica sul serpente. Il peccato dissocia e separa l’uomo prima da Dio poi dagli altri esseri, anche da quelli con cui è stato solidale nel peccato.

“….Allora il Signore Dio disse al serpente: Poiché tu hai fatto questo ….Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.

Il serpente ha prevalso su Dio allontanandoGli la donna e con lei l’uomo, ma la sua vittoria è momentanea. Attraverso la stessa stirpe della donna Dio avrà il sopravvento. Suo Figlio Gesù pagherà per tutti il riscatto da Satana e dalla triplice concupiscenza e l'uomo di buona volontà che accetterà di essere salvato si ritroverà a godere della pienezza della Vita già su questa terra.

Con affetto nello stesso Gesù e nella Sua e nostra Madre. Lori