Giuseppe venduto dai fratelli - Gen 37-50
Cari amici, la capacità di Dio di scrivere dritto su righe storte è un fatto meraviglioso di cui tutti possiamo prendere coscienza. Fermarci ogni tanto a pensare con serenità e umiltà alla nostra vita personale e alla storia dell'intera umanità è ritrovarci prima o poi a contemplare stupiti l'amore tenero e sapiente del Padre che utilizza sempre tutto, anche gli errori e gli orrori di noi figli testardi, per realizzare i progetti da Lui pensati esclusivamente per il nostro bene.
Questo prezioso potere di Dio, presente sempre e ovunque, lo abbiamo già visto e continuiamo a vederlo scritto a carattere d'oro nella storia particolare dell'antico Popolo Ebraico. Molto poco corretto il comportamento di Rebecca, moglie di Isacco, nei confronti di Esaù a favore di Giacobbe? Dio non interviene a fare giustizia, ma neppure abbandona Esaù nell'amarezza dell'inganno e Giacobbe nelle dolorose conseguenze dello stesso inganno: con amore utilizza le diverse sofferenze per purificare e l'uno e l'altro e Giacobbe diviene l'uomo nuovo, idoneo ad essere inserito nella linea di successione dopo Abramo e Isacco, l'uomo che rappresenta già lo stesso Popolo Eletto, Israele.
Gravemente scorretto il comportamento dei figli di Giacobbe nei confronti del fratello Giuseppe? Dio non blocca la libertà di odiare, la decisione di far perire e alla fine di vendere un fratello, ma neppure resta a guardare. L'ultima parte della Genesi in cui siamo arrivati nelle nostre riflessioni, cari amici, salvo i capitoli 38 e 49, è una biografia di Giuseppe di alto livello letterario percorsa da elementi di forte suspense. Il racconto poggia su un dato storico, la discesa della famiglia di Giacobbe in Egitto, verso il XVII secolo a.C. all'epoca degli Hyksos.
"...Giuseppe all'età di 17 anni pascolava il gregge con i fratelli..." La storia di Giuseppe si apre in una situazione apparentemente serena. Il secondo versetto del capitolo 37 ci presenta Giacobbe con i suoi dodici figli e le rispettive famiglie nella terra di Canaan. Tutto tranquillo? Non proprio!
Giacobbe aveva una predilezione per Giuseppe che aveva avuto in vecchiaia. Gli aveva perfino comprato una veste principesca dalle lunghe maniche. E Giuseppe riusciva ad irritare i fratelli perché riferiva al padre come essi si comportavano e raccontava pure sogni strani che facevano pensare ad una sua segreta ambizione di supremazia su tutti. In famiglia si crearono quindi malumori e invidie. Purtroppo la situazione si aggravò. Entrò in campo l'odio e con esso iniziarono i complotti per far morire Giuseppe. Alla fine si decise di vendere il giovane a dei mercanti di passaggio che lo portarono in Egitto.
E Giuseppe si ritrovò lontano, sradicato dalla sua terra, dalla sua gente, dai suoi affetti più cari. A questo punto ovvia la domanda: e Dio dov'era? La risposta l'abbiamo in Gen 39, 2. 3. 21. 23: "Il Signore era con lui", con Giuseppe!
Dire che mi piace questa storia è dire poco. La trovo intrisa di intensa umanità, piena di realismo anche violento e crudo eppure permeata continuamente dalla presenza discreta e reale di Dio. Qui non si parla né di miracoli né di apparizioni. Dio non vi compare mai dall'alto come nelle vicende di Abramo, Isacco, di Giacobbe. Eppure non é mai lontano al di sopra degli avvenimenti: é sempre presente all'interno degli stessi avvenimenti!
In Egitto Giuseppe fu comprato dal potente Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie e poiché "il Signore era con lui" "a lui tutto riusciva bene" Gen 39,2. Ma godere dell'amorosa presenza del Signore non significa affatto essere risparmiati dalle prove e dalle sofferenze della vita e Giuseppe finì in prigione solo per aver respinto coraggiosamente la seduzione spudorata della moglie di Potifar. Neppure in prigione però fu lasciato solo. Anche in prigione "Il Signore era con lui" a dargli amore, a cogliere tutte le occasioni per metterlo in luce.
Passarono degli anni e finalmente Giuseppe fu messo in piena luce, anzi divenne egli stesso luce, faro, verso cui tutti dovevano orientarsi per essere salvi dalla fame e dalla morte, anche i fratelli che lo avevano venduto, anche suo padre che lo piangeva morto. Dio nel Suo amore tenero e sapiente non solo salvò Giuseppe, ma si servì del delitto dei malvagi fratelli per realizzare un suo progetto importante.
Dio aveva chiamato Giacobbe "Israele". Ma come e dove Giacobbe, un povero uomo con una povera famiglia squinternata, avrebbe potuto concretamente dare origine al futuro popolo di Israele con le sue dodici tribù se non nel grande vicino Egitto, nella ricca zona di Gosen? Importanti le parole che Giuseppe rivolse ai fratelli dopo essersi fatto riconoscere:"Non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita...non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio..." Sono parole queste che scendono nel profondo, sgretolano le umane convizioni, rimuovono l'ottica puramente umana sostituendola con quella umano-divina e danno pace interiore e tanto amore. Quello che sembrava eslusivamente un gioco di cause umane è visto come azione di Dio finalizzata a far vivere. Quanta saggezza nella nuova ottica!
L'uomo, è vero, costruisce liberamente la sua storia. Ma la sua libera iniziativa si muove sempre e solo all'interno di un progetto divino. I costruttori della storia sono due, l'uomo e Dio. Mai nessuna concorrenza fra loro! Impossibile che Dio escluda l'uomo o gli rubi spazio come è impossibile che l'uomo escluda Dio o gli sottragga spazio e potere.
Qualche differenza nell'agire libero di Dio e dell'uomo? Sì! Dio nella Sua libertà perfetta non può che decidere il bene. L'uomo, nella sua libertà imperfetta, tipica della sua situazione creaturale, può decidere purtroppo anche il male. Ma per fortuna Dio è capace di trarre il bene anche dal male.
Cari amici, penso di essere riuscita a dirvi che la storia di Giuseppe mi piace. Ma devo ancora dirvi che c'è un altro motivo importante per cui questa storia mi piace davvero: in Giuseppe venduto dai fratelli e divenuto "salvatore" dei fratelli, non possiamo non vedere il nostro Gesù, venduto dal fratello Giuda e divenuto Salvatore di tutti suoi fratelli, di tutti gli uomini.
Nella sofferenza di Giuseppe che si trasforma in salvezza dalla fame e dalla morte per molti non possiamo non vedere la morte di Gesù che diventa fonte di Salvezza per l'uomo, per ogni uomo disponibile a lasciarsi salvare (cf At 2,23-24). E infine nelle parole del faraone agli Egiziani:" Andate da Giuseppe; fate quello che vi dira`" Gen 41, 55, non possiamo non vedere preannunciate le parole della dolce Maria di Nazareth ai seguaci di suo Figlio: "Fate quello che Gesù vi dira`" Gv 2,5.
Cari amici, nella speranza di aiutarci a vicenda a fare sempre tutto quello che ci dice Gesù attraverso la Bibbia, la Chiesa e nel segreto del nostro cuore vi saluto sempre con affetto nello stesso nostro Gesu`e nella Sua e nostra Madre. Lori