Gesù rivela la sua gloria sul Tabor
<<...Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: "Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". All'udire ciò i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete!" Sollevando gli occhi non videro più nessuno se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti">> Matteo, 17, 1-9
Cari amici, contempliamo insieme Gesù sul Tabor. La sua divinità, incarnata e quindi accuratamente nascosta nella sua umanità, ad un certo momento prende il sopravvento, esplode in tutto il suo fulgore e il suo corpo, fonte di luce, è come privo di consistenza e compattezza e il suo volto splende come il sole e le sue vesti sono tessute con la stessa luce.
Gesù pare abbia fatto un balzo in avanti nel tempo, immettendosi nella sua condizione di Risorto glorioso alla destra del Padre. E' ancora sulla terra, ma è come stesse già nel suo Regno. Gli mancancano solo gli squarci di luce alle mani, ai piedi e al costato, fulgidissime gemme che sono e saranno per tutta l'eternità la gioia dei redenti.
Gesù non è solo. Due personaggi sono venuti a conversare con Lui. Si tratta di Mosè e di Elia che rappresentano la Legge e i profeti e cioè le due principali parti del Testo Sacro che Lui, Gesù, è venuto a completare. L'argomento della conversazione è l'immolazione sulla croce ormai prossima che Gesù dovrà affrontare prima di entrare definitivamente nella gloria (Lc 24,26-27).
E gli Apostoli? Come reagiscono? Cari amici, nel momento in cui ci ritroviamo a tu per tu con Dio, con il Soprannaturale, con il completamente Altro, la nostra povera realtà umana è come sopraffatta nella sua vitalità. Li penso perciò estatici e anche un po' imbambolati. Solo Pietro, sempre tanto pratico e concreto, riesce a capire che è veramente bello quello che sta accadendo sotto i suoi occhi e che perciò non deve finire. Prima quindi che i due illustri decidano di andar via vuole darsi da fare per offrire a Gesù e a loro una buona ospitalità con delle tende. Ma ecco che il cielo, come presso il Giordano, torna ad aprirsi, a squarciarsi e la Voce potente del Padre torna a dire:
"Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!".
Negli apostoli la condizione estatica cede il posto al sacro timore tipico di ogni israelita di fronte a Dio che si rivela. Finiscono tutti e tre con la faccia a terra e credono di morire! Ma Gesù, tornato il loro Gesù, li rassicura. Dice solo, nel discendere dal monte, di non parlare della visione a nessuno fino alla sua Risurrezione dai morti.
Ma perché Gesù proprio in una occasione così bella com'è quella della sua trasfigurazione parla della sua immolazione, della sua morte? Perché in Lui la gloria e la morte sulla croce non si possono separare. Gesù infatti è, sì, il Verbo attraverso cui tutto e tutti siamo stati fatti; il Messia testimoniato da Mosè e da Elia e il Figlio prediletto che il Padre, l'eterno JHWH, dall'interno della nube luminosa addita a tutti come il solo Maestro da ascoltare, ma è anche l'Uomo dei dolori descritto da Isaia, è l'Agnello immolato.
Lo so, non è facile per nessuno capire Gesù. Almeno una cosa però dobbiamo cercare proprio di capirla: accettare la gloria del Tabor e rifiutare l'ignominia del Golgota, accogliere Gesù Re dell'universo e rifiutare Gesù Crocifisso e viceversa, significa solo essere fuori strada, non sapere assolutamente nulla di Gesù. Per fortuna Gesù non cessa di aver con noi infinita pazienza.
Ebbe pazienza con la gente della Palestina che col solo buon senso, con la sola logica elementare, percepì la sua straordinarietà, non la sua novità e lo allineò con i grandi del popolo ebraico ascoltando le sue parole "Beati i poveri in spirito...i miti...i misericordiosi...gli operatori di pace...(Mt 5,3-12) "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6,25-34), "Amate I vostri nemici...fate del bene a coloro che vi odiano (Lc 6,27-38)" e vedendolo regalare generosamente la vista ai ciechi (Gv 9), la parola ai muti, la salute ai malati (Mt15,29-31), la vita ai morti (Lc 7,11-17; Gv11), la liberazione ai posseduti da satana.
Ed ebbe pazienza Gesù soprattutto con gli Apostoli che, dopo tre anni di vita comune con Lui, non avevano capito ancora niente della sua missione. Sì, Pietro, alla domanda "E voi chi dite che io sia?" aveva risposto deciso: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente" e Lui felice lo aveva lodato: "Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli" (Mt 16,13-20). Ma la messianità capita dagli apostoli e dai discepoli non era quella vera, quella che doveva fare i conti con la croce. Ogni volta che Gesù aveva cercato di affrontare l'argomento della sua passione e morte, della sua identificazione con l'uomo dei dolori, essi si erano sempre sentiti disturbati dentro, contrariati.
Pietro, forte della lode ricevuta per la sua bella professione di fede si era sentito perfino in dovere di richiamare Gesù per fargli capire amorevolmente che doveva smetterla con certi tristi, lucubri discorsi, capaci solo di togliere il buon umore al gruppo. E per non esporlo all'umiliazione di fronte agli altri aveva pensato perfino di trarlo in disparte per riuscire a fargli capire una buona volta che a Lui, vero Messia, onnipotente Figlio di Dio, non poteva assolutamente accadere niente di quello che Lui si ostinava a ripetere. Povero Pietro! Chissà che brutto effetto la violenta reazione del dolce Gesù che lo chiama addirittura “satana”!
Il racconto della trasfigurazione, amici, è in stretta connessione con i ripetuti tentativi di Gesù di far digerire almeno agli intimi la sua passione e morte. La visione della sua gloria e le parole del Padre avrebbero dovuto preparare gli apostoli ad affrontare lo scandalo della croce. Purtroppo Gesù ha dovuto aspettare la sua Risurrezione e la Pentecoste per avere dai suoi la comprensione che la croce è lo spartiacque tra Lui e satana, tra la mentalità cristiana e quella mondana.
Cari amici, dubito che le mie povere parole siano riuscite a dire qualcosa di concreto sul grande e affascinante mistero che è Gesù. Quello che io non sono riuscita a dire spero lo dica a tutti, nel profondo del cuore, la Croce benedetta irrorata dal Sangue prezioso di Colui che, essendo Uomo-Dio, è nel tempo e fuori del tempo, è il nostro eterno presente.
Saluto tutti con affetto nello stesso Gesù e nella sua e nostra Madre. Lori
14 Settembre 2003- Festa dell'esaltazione della Santa Croce.
------------
Festa dell'Ascensione di Gesù
=============================
Cari amici, la festa
dell'Ascensione è molto bella e anche molto
importante per tutti.
Leggiamo insieme meditando e
contemplando quanto l'Evangelista Luca ci ha riferito in At 1,1-11.
-----------
Dagli Atti degli Apostoli:
Nel
mio primo libro ho già trattato, o Teofilo, di tutto quello
che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in
cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello
Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.
Egli si mostrò
ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove,
apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio.
Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non
allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la
promessa del Padre "quella, disse, che voi avete udito da me:
Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in
Spirito Santo, fra non molti giorni".
Così venutisi a
trovare insieme gli domandarono: "Signore, è questo il
tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?".
Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i
momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza
dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete
testimoni a Gerusalemme, in tutta la
Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra".
Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo
sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il
cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si
presentarono a loro e dissero:
"Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?
Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al
cielo, tornerà un
giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".
-----------
In questo passo biblico mi piace soffermarmi
su due notizie clamorose,
su due fatti affascinanti e importanti per tutti, questi:
1° Gesù di Nazareth, morto e sepolto, è
risorto e il suo corpo tanto
straziato e martoriato sulla croce è vivo, glorioso e non morirà più!
2° Gesù è tornato con la nostra umanità
glorificata alla destra del
Padre e cioè nella sua infinita potenza e maestà di Dio!
Notizie queste davvero meravigliose che non possono non
riempirci di gioia profonda pensando che Gesù è Dio
fatto Uomo solo per essere nostro Redentore e Fratello e metterci
nelle condizioni di essere creature nuove, felici nel tempo e
nell'eterno e, a conclusione di questo povero
mondo, anche col nostro corpo che risorgerà bello perfetto e glorioso.
Cari amici, è solo giusto perciò che nella
nostra vita, soprattutto durante le prove che incontriamo, ci
soffermiamo spesso a contemplare
Gesù tornato come Uomo e come Dio presso il Padre.
Contemplare la sua condizione di Risorto glorioso è
contemplare anche la nostra futura condizione!
Ma
il nostro regnare per sempre "come dei" con Gesù
nella gloria esige durante la breve sosta terrena, lo sappiamo bene,
la nostra libera decisione ad appartenere senza riserve a Gesù,
per consentirgli di
continuare a vivere, a pensare, ad amare sulla terra attraverso noi!
E ora continuaiamo la riflessione su un'altra notizia
riferita da Luca:
dopo la Risurrezione Gesù è rimasto sulla terra ben 40 giorni. Tanti!
E cosa ha fatto Gesù in 40 giorni? Parecchie cose!
- Ha convinto i suoi che era veramente risorto e che tutto
quello che gli antichi Profeti avevano preannunciato su Lui e tutto
quello che Lui aveva detto su di Sé era profondamente vero.
- Ha completato il suo lavoro di Maestro e di Educatore dopo
la grande prova della sua passione e morte che aveva messo a nudo le
debolezze dei suoi e ha delicatamente curato e sanato tutte le brutte
ferite prodotte dai tradimenti vari.
- Ha
confermato ad uno ad uno nella fede in Lui non solo i suoi intimi ma
anche tutti coloro, tantissimi, che nei tre anni del suo ministero
pubblico erano stati da Lui sanati spiritualmente e fisicamente e lo
avevano amato sinceramente e poi, dopo il fattaccio avvenuto sul
Golgota e in seguito al lavaggio al cervello operato dai nemici di
Gesù, erano rimasti sconvolti e disorientati.
- E soprattutto ha guidato gli apostoli a rapportarsi con Lui
in modo nuovo e cioè nel modo più giusto e più
vero che è quello spirituale che
non ha bisogno dei poveri sensi.
E'
infatti lo spirito, l'anima immortale, la sede più giusta in
cui Dio, purissimo Spirito, ama fissare la sua dimora, la sua tenda
per l'incontro con l'uomo.
E' vero, Gesù
come ci dice Luca, ha promesso ai suoi lo Spirito di Verità e
di Amore che con la sua luce e il suo calore avrebbe acceso il
loro spirito e li avrebbe trasformati in creature nuove.
Ma lo Spirito Santo, Terza Persona del meraviglioso Dio Uno e
Trino, richiede sempre la libera collaborazione umana per produrre i
suoi frutti preziosi.
Gesù doveva perciò
aiutare con delicatezza e gradualità gli apostoli a riprendere
e a continuare, dopo la bufera, il loro impegno a spiritualizzarsi
almeno un po' immergendosi il più possibile nella preghiera
personale e comunitaria con il loro "io" superiore, con
l'anima spirituale sovrana sulla mente, sul corpo, sulla psiche, sui
sensi per consentire al suo Spirito di trasformarli in creature
veramente nuove, in solide colonne della sua Chiesa, capaci di
continuare la sua opera di salvezza nel mondo.
Cari amici, potrei fermarmi qui, ma vorrei ancora aggiungere
un'altra riflessione su una frase dell'Apostolo Paolo.
“Il Padre della gloria... possa ...davvero illuminare gli
occhi della vostra mente” (Ef 1, 17. 18).
Perché a questo punto il mio interesse per l'Apostolo
Paolo che auspica dal padre luce per le nostre menti? Semplice!
La nostra mente per sua natura dovrebbe avere sempre la luce
e cioè la capacità di vedere Dio che si rivela. Dio
infatti ci ha pensati dall'eterno creature speciali capaci di vivere
in libera gioiosa comunione d'amore con Lui e con i fratelli e il suo
progetto su noi lo ha realizzato immettendo nel nostro composto
corporeo il suo stesso "alito" e cioè la nostra
meravigliosa anima spirituale fatta di luce e
di amore che ci rende simili a Lui, Luce e Amore.
Ma sappiamo piuttosto bene che le cose non sono andate come dovevano.
Da irresponsabili abbiamo voluto e purtroppo continuiamo a voler
gestire la nostra esistenza a prescindere dal nostro Creatore e Padre
di amore, addirittura recisi da Lui che è Vita e in cui perciò
è la nostra vita, deteriorando e minando così
intimamente la nostra natura con tutte le
positive potenzilità di persone umane e di figli di Dio.
Ecco allora davvero preziosa la preghiera di Paolo.
Ha urgente bisogno di essere illuminata con massicce dosi di luce
la nostra povera mente umana che forse mai come in questo gran brutto
momento si è ritrovata esposta a micidiali veleni capaci di
offuscarla gravemente e addirittura di ottenebrarla.
Sono alla luce del sole gli effetti deleteri prodotti dai
venti altamente tossici che soffiano con sempre maggior forza in
tutte le
direzioni. E sono proprio tanti i veleni nemici della nostra mente!
Materialismo, ateismo, relativismo, edonismo...
E
infine il moderno buonismo finalizzato a vanificare ogni oggettiva
contrapposizione tra luce e tenebre, verità ed errore, bene e male, ....
Sono certa che oltre a massicce dosi di luce il Padre ci ridà
anche tutte le diottrie perse finora, se riprendiamo o ravviviamo il
nostro colloquio filiale con Lui.
Abbiamo bisogno
di vederci bene e chiaro per riappropriarci della nostra preziosa
anima e quindi della meravigliosa dignità di figli di Dio,
capaci di addentrarci almeno un po' nell'affascinante mistero di Dio
che si è reso visibile in Gesù di Nazareth, morto e
risorto per noi e asceso
al Cielo a preparare la nostra meravigliosa eterna dimora.
Con affetto nello stesso Gesù e nella sua e nostra Madre. Lori