Gesù è presentato al tempio
<<.... (Maria e Giuseppe) portarono il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è prescritto nella Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio...prese tra le braccia (il Bambino) e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. ..Simeone parlò a Maria, sua madre: “Egli è per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima” C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser...Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme." Luca in cap 2, vv. 22-38
E ora, amici, contempliamo insieme il piccolo Gesù in braccio alla giovane Madre nel suo primo ingresso nel tempio di Gerusalemme. E' questo un momento importante. Malachia lo ha già visto e descritto: "E subito entrerà nel suo tempio il Signore da voi aspettato" (Mal. 3,1).
Gesù, Verbo eterno del Dio Vivente, non deve aspettare molto per entrare nel suo tempio. Appena nato infatti, Ebreo tra gli Ebrei, anch'Egli è sottoposto all'obbligo della legge mosaica secondo cui tutti i neonati primogeniti devono essere presentati al tempio per essere consacrati a Dio e dichiarati sua proprietà. Strano però che nessuno dei responsabili del tempio, nessuno dei religiosi impegnati nelle sacre funzioni, neppure il sacerdote che presiede alla cerimonia della consacrazione, si accorga di Lui, avverta che la Luce è arrivata finalmente sulla terra, tra i figli di Israele, per illuminare tutte le genti. Tutti troppo distratti in precetti, formule e riti? Forse! Eppure chi è da Dio non può non riconoscere il Figlio di Dio! Luca ci dice che oltre Maria e Giuseppe due anziani profeti, Simone e Anna, sanno con certezza chi è quel dolce neonato che viene offerto nel tempio. A loro, come ai pastori e ai Magi e prima ancora ad Elisabetta e a Zaccaria, è brillata viva la luce del Messia.
Ma solo a pochi è brillata la luce ? Certo che no! Dio è luce e la luce s'irraggia, si espande in tutte le direzioni! Dio-Luce però brilla al nostro spirito quel tanto che tutti possiamo vederlo, ma non così tanto che possiamo rimanere da Lui abbagliati, calamitati, obbligati perciò ad avvicinarci a Lui e a fare comunione con Lui e con i fratelli. In qualche caso, è vero, come per Saulo di Tarso nelle vie di Damasco, per recuperarci Dio ricorre anche all'impiego di dosi massicce di luce. Ma guai a illuderci! L'abbaglio dura solo per poco. Oltre che luce Dio è amore, quindi libertà. Ci ama in assoluta libertà e noi possiamo rispondere al suo amore solo in assoluta libertà.
Purtroppo la nostra libertà imperfetta di creature limitate può farci volere anche il nostro male, può farci rifiutare perfino Dio, unica fonte di luce, di vita. Il vecchio Simeone lo preannuncia a Maria. Le dice che il suo Gesù, la luce venuta nel mondo per illuminare tutte le genti, sarà segno di contraddizione e lei ne soffrirà tanto da averne l'anima trapassata. La giovane madre, la dolce Maria, viene così a sapere subito che in lei la gioia e dolore saranno inseparabili a causa del comportamento contraddittorio degli uomini nei cofronti del suo Gesù. La gioia gliela daranno coloro che liberamente accoglieranno suo Figlio, lo ameranno e saranno per sempre una sola cosa con Lui felici nella luce. Il profondo dolore glielo daranno coloro che liberamente rifiuteranno suo Figlio, lo rinnegheranno, lo combatteranno, ostinati a vedere nella sua meravigliosa umanità solo la pietra d'inciampo contro cui purtroppo si sfracelleranno.
Chissà quanti sacerdoti e fedeli, ironici e divertiti, duemila anni fa avranno deriso Simone e Anna per la loro fede nell'adempimento ormai prossimo delle promesse fatte da Dio ad Abramo e alla sua discendenza! I due giusti non si sono lasciati intimorire. Sono andati avanti dritti nella loro strada, quella indicata dalla luce. Ed ora eccoli premiati Simeone ed Anna: il Messia, per secoli atteso e contemplato solo in visione, è concreto vivo e palpitante sulla terra in seno al Popolo Ebraico e loro possono vederlo, toccarlo e stringerlo fra le braccia.
Cari amici, da due millenni Gesù, la luce del mondo, ha preso dimora presso di noi, brilla fra noi. Dovrebbe essere per tutti semplicissimo, direi naturale vivere alla sua luce. Invece no! Comincio a pensare che oggi sia ancora più difficile di ieri vedere e seguire i segni di luce che il Padre ci dà per avvicinarci a Gesù. Ho la sensazione che oggi Satana collezioni con divertenti giochi da ragazzi vittorie su vittorie presso dotti e non dotti, ricchi e poveri, occidentali e orientali per annebbiare e acciecare più gente possibile. Se siamo sufficientemente saggi riusciamo a scoprire il veleno micidiale con cui satana ha impastato e continua a impastare le sue catechesi e riusciamo a riflettere almeno un po' prima di rifiutare la luce e il calore con cui Gesù desidera ardentemente illuminarci e scaldarci.
Nel buio e nel freddo in cui irresponsabilmente siamo finiti che senso ha continuare a dire che non abbiamo bisogno di Gesù ? E non ha senso neppure tenerci così distanti rispetto a Lui da riuscire a vederlo solo come un brillio lontano. Il brillio, piacevole a vedersi, non illumina e non scalda nessuno. Noi invece abbiamo bisogno di essere illuminati e scaldati per essere vivi e perciò abbiamo bisogno di avvicinarci a Gesù, meglio, di entrare in profonda comunione d'amore con Lui.
Con affetto nello stesso Gesù e nella Sua e nostra Madre. Lori
22\03\03