Gesù alle nozze di Cana trasforma l'acqua in vino
<<Tre giorni dopo ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino” E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre disse ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “Riempite d'acqua le giare”; e le riempirono fino all'orlo. Disse di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola” Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono: tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i discepoli credettero il lui." Gv 2, 1-11
Eccoci, amici, a contemplare Gesù tra gl'invitati ad uno sposalizio a Cana, forse nell'attuale Kefr Kenna a dieci Km a nord-est di Nazaret. Gesù è all'inizio del suo ministero. Ha da poco ascoltato tra i penitenti l'austero asceta Giovanni Battista ed ha condiviso in pieno il suo battesimo di penitenza. Ha cominciato a riunire intorno a sé i primi discepoli e a informarli che Lui è la via, il passaggio obbligato tra terra e Cielo, la scala vista da Giacobbe (Gen 28, 12-14), l'unico accesso a Dio, come ha dichiarato espressamente il Padre. Ed eccolo ora gioioso e festoso tra i convitati a nozze e compiere il suo primo miracolo che pare volto non a liberare qualche sofferente da una grave malattia, non a risolvere qualcuno dei seri problemi che affliggono l'umanità, ma solo a regalare agli sposi e ai loro parenti, amici e conoscenti tanto buon vino, ben 600 litri circa. La capacità infatti di ciascuna delle sei giare di pietra riempite "fino all'orlo" con l'acqua che poi trasforma in vino risulta di 90-135 litri!
Certo, non è proprio facile capire Gesù! Egli conosce molto bene la mentalità ebraica secondo cui chiunque voglia presentarsi come uomo di Dio deve mostrare inequivocabili connotati di asceta impegnato a tempo pieno nella preghiera, nella penitenza e nel digiuno. Eppure non si preoccupa affatto se quello che dice e fa sorprende, sconcerta, addirittura scandalizza.
Tempo fa sono stata sollecitata con tanta cordialità da un amico a vedere Gesù non come un marziano, ma come una persona normale, un semplice uomo che come tutti ha avuto bisogno di imparare dai maestri del tempo, dagli Esseni. Basterebbe anche solo l'episodio su cui stiamo riflettendo per renderci conto della grossa novità "Gesù". Non so se gli Esseni siano venuti a conoscenza del miracolo compiuto a Cana. Immagino lo scandalo che ne avrebbero avuto. Ebrei tra i più rigorosi e tra i più esperti studiosi delle Sacre Scritture e tra i più attenti al calcolo delle 70 settimane di Daniele e allo studio di tutti i segni dei tempi relativi all'arrivo del Messia, gli Esseni dal 26 circa a.C. al 70 d.C. si sono ritirati nel deserto del Mar Morto ad attendere il "dominatore del mondo" Poveri Esseni! Tanta fatica per essere pronti ad accogliere il Messia e poi tanto lontani da Lui, prigionieri come son finiti del loro "Manuale di disciplina" che ordinava di amare gli amici del proprio gruppo e di odiare gli altri, di escludere dalla comunità stolti, pazzi, deficienti e minorati in genere, di tener lontani i bambini, di non abitare tra i corrotti, gli stranieri, le donne.. Certo, deve essere molto vivace l'immaginazione di quegli amici dei ngs che riescono a tirar fuori dai papiri di Qumram che è solo un Esseno o alunno di Esseni il nostro Gesù che a Cana ha trasformato l'acqua in tanto buon vino per la gioia degli sposi e di tutti gl'invitati, quindi anche sua e dei discepoli che erano con Lui! .
Qual è il senso vero della partecipazione di Gesù alle nozze di Cana e del suo miracolo che ha trasformato l'acqua in vino? Per avere la risposta a questa domanda dovremmo prima chiederci chi è veramente Gesù. E poiché l'unico a parlarci di Cana è l'apostolo Giovanni, quasi certamente ex discepolo del Battista e quindi introdotto da una buona scuola di santità a conoscere la vera identità di Gesù, ci conviene ascoltare lui che nel Prologo ha scritto:
"In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio: tutto è stato fatto per mezzo di Lui...In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.." (Gv 1, 1-5).
Ecco, amici, chi è Gesù! Gesù non è un marziano, no! Ma non è neppure una persona come tutte. Prima di farsi carne nel seno immacolato della Vergine di Nazaret era presso Dio ed era Lui stesso Dio, Seconda Persona dell'unico vero Dio che è Amore, Parola, Relazione-Comunione, Gioia. Perché Gesù partecipa alle nozze di Cana e vi compie un miracolo così particolare? Per rivelare che Dio è Amore e Gioia e dimora solo dove c'è amore e c'è gioia. La festa di nozze che celebra l'unione di un uomo e una donna decisi ad essere una sola carne e un solo spirito per divenire collaboratori di Dio nella creazione di altri uomini e altre donne in grado di dare voce e risposta alla Parola, è il luogo direi più adatto per capire l'amore sponsale di Dio per le sue creature speciali!
Col suo primo miracolo a Cana Gesù ha voluto informare che è Lui l'eterna Parola che per secoli e millenni ha parlato in ogni luogo e in ogni tempo nel segreto di ogni coscienza. Che è Lui che nei profeti ha alzato il velo sul futuro e ha fatto brillare la felice era messianica; che è Lui in persona il Messia atteso e che è l'ora perciò di gioire, far festa, bere vini eccellenti, proprio come è stato scritto: "Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti...."(Is 25, 6-7); "Ti ho amato di amore eterno.....Di nuovo pianterai vigne sulle colline..... (Ger 31, 3-5); "Ecco, verranno giorni, dice il Signore, ... dai monti stillerà il vino nuovo e colerà giù per le colline" (Am 9,13).
Il vino nell'AT è sempre stato simbolo della gioia, dell'abbondanza, dell'ebbrezza dell'era messianica. Nel NT, da quando nell'ultima cena il nostro Gesù, stringendo fra le mani un calice con un po' di vino ha detto "Questo è il mio sangue" il vino, anche quello abbondante ed eccellente del miracolo di Cana, non può non farci pensare al Sangue prezioso sparso sulla croce con cui Dio ha suggellato la nuova Allenza, ha celebrato le nozze col Popolo nuovo formato da figli e figlie appartenenti a genti di tutta la terra. Amici, esiste occasione migliore di una festa di nozze per Gesù che arde dal desiderio di informarci che Dio è pronto a celebrare le nozze con l'umanità ?
Nell'episodio delle nozze di Cana il comportamento di Gesù è tutto molto logico. Chiaro e logico anche il suo breve colloquio con la Madre. Proviamo ad ascoltare in silenzio le loro parole. Maria, nella sua presenza discreta, ma viva e attiva, quindi sempre vigile sul buon andamento della festa, si accorge che si sono esaurite le scorte di vino, importanti e generalmente abbondanti nei banchetti nuziali. Con la naturalezza di una madre che confida al figlio quanto di poco piacevole ha appena scoperto e con la certezza che Lui interverrà a risparmiare il brutto imbarazzo agli sposi e ai parenti, si limita a dire: "Non hanno più vino". Gesù risponde in modo apparentemente ascuro: "Che ho a che fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora".
Sapendo però chi è Gesù e cosa fa subito dopo le sue parole ci rendiamo conto che il sottinteso, il tono della voce, l'espressione del volto devono aver avuto un peso molto importante rispetto alle poche parole dette e riferite. Oltre alle due frasi di Gesù possiamo perciò leggere, tra un sorriso e un altro, anche queste:"Mi dai ancora ordini? Dimentichi che ormai devo obbedire solo al Padre mio? La mia ora, quella in cui sulla croce celebrerò le nozze con l'umanità e darò il mio vino eccellente, la mia gioia vera e perfetta, non è ancora venuta. Ma posso negare qualcosa a te? No! E allora anticipiamo la mia ora e diamo inizio ai segni!"
Cari amici, confesso che la riflessione su questa bellissima pagina del Vangelo mi ha fatto bene. Avevo appena cominciato a pensare a questo post quando ho ricevuto un inaspettato invito a nozze. Questa volta, pensando a Gesù e alla Madre a Cana ho accettato con vero piacere. Contrariamente alle altre volte non ho avvertito neppure il peso nel cercare di essere un pezzettino di cornice adatta al quadro, agli sposi, veramente belli questa volta in ogni senso, ed ho accolto perfino il suggerimento della mia amica, la madre della sposa, a indossare il mio abito lungo rosso. Ho gioito sia nel momento religioso sia nel momento conviviale. Durante la cerimonia in Chiesa mi hanno fatto vibrare nel profondo le letture scelte sull'amore prese da Paolo e dallo stesso Giovanni, i canti festosi dei giovani, il discorso informale su Dio "Amore" e sulla nostra gioia nel vivere con Lui e per Lui del giovanissimo sacerdote ex animatore parrocchiale della sposa, e le parole degli sposi, queste:
Sposo: "Davanti a te, Signore, che sei l'Amore, ti offriamo il nostro amore".
Sposa: "Accettalo così com'è ed aiutaci a farlo crescere per tutta la vita".
Sposo: "Accetti, S..., di fare il cammino con me per tutta la vita?"
Sposa: "Sì, accetto. E tu, A..., accetti di camminare con me per tutta la vita per imparare che la tenerezza dona un significato meraviglioso alla vita e che l'amore è più forte del tempo?"
Nel momento conviviale ho gioito per la limpida felicità degli sposi, per l'attiva bella partecipazione di tutti alla festa, per l'amore e la tenerezza con cui alcune giovani mamme intorno ai tavoli qua e là nell'enorme salone guidavano i loro neonati affamati alla ricerca del prezioso capezzolo e li accarezzavano dolcemente mentre voraci erano intenti a poppare e mentre sazi e beati mollavano la presa con la bocca e le manine.
E infine ho avuto forti emozioni a conclusione della festa per un certo "rotolino", per una pergamenina gentile unita ai confetti in cui eravamo informati che i soldi delle bomboniere erano già stati dirottati alla località dell'India gemellata da anni con la Parrocchia per dare una casa alle bambine di strada di Calcutta. La pergamenina l'ho ancora sulla mia scrivania. La rileggo. Mi piace la frase:"Il ricordo di questo giorno felice non sarà una bomboniera, ma il sorriso di una bambina indiana..."
Cari amici, vi ho detto quello che avevo piacere di dirvi. Vi saluto tutti con affetto nel nostro Gesù e nella sua e nostra Madre cui affido le sorti di questo mio povero post. Lori