Gesù istituisce l'Eucaristia
Provare a riflettere su un fatto tanto grande quanto affascinante è avvertire sensazioni quasi di vertigini. Provare a raccogliere qualche riflessione sull'Eucaristia è come porsi a guardare negli occhi Colui che, dopo aver rinunciato al fulgore della sua Divinità ed essersi fatto come uno di noi per metterci nelle condizioni di amarlo con semplicità e naturalezza come amico, maestro, fratello maggiore, non ancora soddisfatto del suo annichilimento, si è spinto oltre ogni immaginazione. Il giorno prima di lasciarsi immolare sulla croce, infatti, con la sua onnipotente Parola su un po' di pane e su un po' di vino ha regalato all'umanità la sua presenza fisica viva e palpitante che nel suo mistero è stata davvero meravigliosa in questi due mila anni e che tale rimarrà fino al giorno del suo Ritorno. Ovvia la mia sensazione di vertigini!
Ma
leggiamo quanto ci dice Luca: <<...Venne il giorno degli
Azzimi... Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: "Andate
e preparate per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare...">Lc
22, 1-20 . Non poteva scegliere una circostanza migliore il nostro
Gesù per attuare il suo sublime progetto di amore. Al tempo di
Gesù gli Ebrei celebravano la Pasqua in due momenti distinti:
al pomeriggio immolavano nel tempio di Gerusalemme l'agnello, nella
notte in famiglia consumavano la cena. La cena pasquale si svolgeva
secondo un rituale preciso e solenne finalizzato a far rivivere la
forte esperienza spirituale vissuta dagli antenati durante gli
interventi prodigiosi di Dio. Gesti solenni, domande e risposte
rituali, salmi di lode alla grandezza e alla bontà di Dio
creavano l'atmosfera gioiosa in cui si consumava l'agnello insieme
col pane senza lievito, le erbe amare, il vino, l'acqua... Chi
partecipava con fede al banchetto si sentiva come uscito anche lui
dall'Egitto, anche lui tratto da Dio con mano potente dalla schiavitù
alla libertà, dall'afflizione alla gioia, dal lutto alla
danza, dalle tenebre alla luce, con lo sguardo rivolto, in radiosa
prospettiva, al trionfo glorioso del Messia alla fine dei tempi. Il
padre di famiglia, aprendo il pasto, con il rito della frazione del
pane diceva: "Questo è il pane di miseria (cfr Dt 16,3)
che i nostri padri hanno dovuto mangiare quando uscirono
dall'Egitto". E davanti all'agnello arrostito rievocava il tempo
in cui ogni famiglia ebrea aveva sacrificato un agnello e aveva tinto
di sangue gli stipiti e l'architrave della porta di casa per
garantirsi la salvezza.
Proviamo ora invece a contemplare il
nostro Gesù. Circondato dai suoi intimi, gli apostoli, proprio
come ogni padre di famiglia ebraica lo è dai suoi congiunti,
presiede alla celebrazione della cena. Ma Lui non rispetta tutto il
rituale. Apporta al banchetto delle grosse novità. Tra il suo
comportamento e quello di un padre di famiglia la differenza è
sostanziale.
Egli prende il pane azzimo, rende grazie, lo spezza, lo dà da mangiare ai suoi dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me". Allo stesso modo... prende il calice dicendo: "Questo calice è la nuova Alleanza nel mio sangue che è parso per voi".
Nell'ultima cena è già sull'altare il nostro Gesù, l'Agnello di Dio annunciato da Isaia con le parole: "Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori...Egli è stato trafitto per i nostri delitti...per le sue piaghe siamo stati guariti...Quando offrirà se stesso in espiazione vedrà una discendenza vivrà a lungo...il giusto mio servo giustificherà molti.." (Is 53,4-12) Nell'ultima Cena cessa definitivamente il senso di ogni sacrificio di poveri animali all'Altissimo, quindi anche il senso del sacrificio dei poveri agnelli sgozzati e immolati che dal tempo di Mosè hanno sempre raffigurato il vero Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, Gesù. Accettando di essere tradito, condannato, crocifisso dall'uomo, Gesù trasforma il più orrendo delitto, la più mostruosa ingiustizia, nel suo Sacrificio a vantaggio dell'uomo e così la terra ha finalmente il suo Sacrificio perfetto, quello di Dio all'uomo che sostituisce ogni sacrificio dell'uomo a Dio. Col suo sangue di Uomo-Dio Gesù sigilla tra Dio e l'uomo la nuova Alleanza e la Pasqua ebraica evolve naturalmente nella Pasqua cristiana, nella Cena del Signore e l'antico memoriale, ormai compiuto nel suo contenuto, viene sostituito dal nuovo memoriale che fonda il nuovo culto del nuovo Popolo di Dio.
Il contenuto del nuovo memoriale è Gesù incarnato, morto e risorto; è Gesù, una sola cosa col Padre, che il Padre ha inviato tra noi a spezzare la sua esistenza umana terrena per fare dell'uomo una creatura nuova, una nuova creazione più affascinante di com'era prima che il peccato lo sporcasse e lo deteriorasse. "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv3,14).
A questo punto, cari amici, logico chiederci: ma perché Gesù, nel giovedì sera, dice al presente di essere pane spezzato e vino versato come se la sua immolazione che avverrà il giorno dopo fosse già in atto? E ancora. Com'è possibile che Gesù identifichi se stesso col pane spezzato e il vino versato? Le risposte ai nostri interrogativi possiamo leggerle nella stessa realtà "Gesù".
Ecco
la prima: solo Gesù, Uomo-Dio e perciò nel tempo e
fuori del tempo, nell'ultima cena di giovedì ha potuto rendere
presente, ha potuto attualizzare il fatto futuro del giorno
successivo, la sua immolazione sulla croce, proprio come da due mila
anni, nel celebrare in ogni latitudine e in ogni longitudine la sua
Messa, rende presente, attualizza, lo stesso fatto passato avvenuto
nel primo venerdì santo sul Golgota. Ed ecco la seconda: solo
Gesù, Figlio di Dio e Dio Egli stesso e cioè Colui che
disse:"Sia la luce! e la luce, l'universo fu", può
dire pure con grande disinvoltura che il pane da lui spezzato è
il suo corpo spezzato, trafitto, ucciso; che il vino da Lui versato è
la sua Vita offerta al Padre per la salvezza del genere umano.
Quello
che Gesù compie nell'ultima Cena lo ha già
preaanunciato più volte quando ha detto:
"Io-Sono
il pane della vita. Chi viene a me non avrà più fame e
chi crede in me non avrà più sete. (Gv 6, 35)
"Io-Sono il pane vivente che è sceso dal cielo; se uno
mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò
è la mia carne per la vita del mondo... Amen, amen vi dico: se
non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue
non avete vita in voi stessi" (Gv 6, 48-59) Col suo
annuncio dell'Eucaristia Gesù ha scandalizzato molti suoi
uditori, perfino alcuni seguaci che lo hanno abbandonato, ma Lui non
è corso dietro a nessuno per dire che si era espresso male e
per chiarire!
L'Eucaristia annunciata dopo la moltiplicazione dei
pani e istituita nell'ultima cena è presente come figura
nell'AT. E non solo nell'agnello pasquale, ma anche nell'episodio
della manna (cf Es 16, 4 ss; Gv6,31ss), nel sacrificio di Melchisedek
(cf Gen 14, 18; Sa110,4; Eb 6, 31 ss), nel sacrificio di Isacco (Gen
22,1-19).
Gesù è l'eterna Parola che non ha mai
cessato di parlare soprattutto attraverso i profeti dell'antico
Israele. Tutto l'AT trova la sua vera chiave di lettura solo nel NT!
Il Dono di Sè che Gesù ci ha fatto, cari amici, è
così grande, direi così sublime, che non esiste ancora
un nome che possa esprimerlo in tutta la sua ricchezza e profondità.
Sono perciò diversi i termini che la Chiesa da 20 secoli usa
per indicarlo. Eccone alcuni: "Cena del Signore", "Frazione
del pane", "Assemblea eucaristica", "Santo
Sacrificio", "Santa Messa"....
Il termine
"Eucaristia", dal greco "eucharistìa",
significa solo "riconoscenza", "gratitudine".
Indica quindi solo l'atteggiamento interiore di amore con cui va
accolto il Dono. E a me piace tanto. Se non siamo profondamente grati
a Gesù per il Dono che ci ha regalato vuol dire che non lo
conosciamo affatto. Se ci pare di sapere cosa sia la Messa solo
perché qualche volta vi assistiamo come estranei o muti
spettatori, diciamo pure a noi stessi che siamo nelle stesse
condizioni di chi è di fronte ad una perla preziosa, la più
preziosa che si possa immaginare, e non lo sa. Ma il paragone è
inefficace, perché della perla preziosa possiamo fare
benissimo a meno, ma non dell'Eucaristia.
E' risaputo che nella
celebrazione eucaristica, specie in determinate circostanze, sono
tanti i presenti assenti e che parecchi tra loro si mettono perfino
in coda per fare la comunione, forse solo sull'onda emozionale del
momento. Dovremmo chiedere pietà a Gesù. L'Eucaristia è
Sacrificio e Cibo. E il cibo è per i vivi, non per i morti. I
morti per nutrirsi devono prima essere risuscitati con un altro
prezioso Sacramento inventato dallo stesso Gesù, la
Confessione!
Purtroppo, soprattutto in questi tempi, non in tutte
le chiese Gesù trova oltre che il ministro in cui rendersi
visibile sull'altare come Sacerdote Celebrante, anche il ministro in
cui rendersi visibile nel confessionile come Sacerdote Medico ad
ascoltare i nostri peccati e a guarirci o a risuscitarci a seconda
dei casi. Ma se non ci pesa superare grandi distanze per sanare il
nostro povero corpo perché ci dovrebbe pesare ricercare Gesù
in un confessionile per essere da Lui sanati o risuscitati nel nostro
spirito?
Cari amici, la S. Messa ha un valore oggettivo infinito
perché il Sacerdote e la Vittima sono lo stesso Uomo-Dio. Ma
noi per beneficiare del suo valore dobbiamo realizzare un incontro
vero, personale e comunitario con Gesù e impegnarci seriamente
a vivere il suo Sacrificio nella vita quotidiana nella sincera
ricerca della sua verità, nell'obbedienza ai Comandamenti, nel
farci pane spezzato per i fratelli.
Con affetto nello stesso Gesù e nella sua e nostra Madre. Lori